Un grande informatico lascia Oxford per la Calabria. Un altro, nato a Cosenza e formato in Calabria, guida la strategia AI dell'Italia. Non è un caso: è il manuale di come si crea sviluppo nei territori.
Nel settembre del 2023, uno dei più grandi informatici viventi al mondo, Georg Gottlob, austriaco, professore a Oxford, membro della Royal Society — l'accademia di Newton e di Darwin — ha lasciato la sua cattedra a Oxford. Per venire all'Università della Calabria. E non ha preso casa a Milano, facendo il pendolare. È andato a vivere a Paola, sul nostro mare.
Quando in televisione gli hanno chiesto, con lo stupore di tutta Italia, perché avesse lasciato Oxford per la Calabria, ha risposto che questa terra è il posto ideale per lavorare con l'intelligenza artificiale. E a chi lo guardava incredulo, ha regalato una frase che dovremmo appendere all'ingresso di ogni assessorato allo sviluppo del Mezzogiorno. Ha detto: perché vi stupite tanto?
La Calabria che guida l'Italia
E non è soltanto un grande scienziato a essere arrivato. È la Calabria, adesso, a guidare l'Italia. A coordinare la Strategia nazionale per l'intelligenza artificiale c'è il professor Gianluigi Greco, rettore dell'Università della Calabria. Nato a Cosenza. Laureato all'Università della Calabria. Dottorato all'Università della Calabria. Professore all'Università della Calabria. Non è dovuto partire per diventare uno dei più autorevoli informatici d'Italia: lo è diventato restando.
Gottlob è la freccia che torna indietro. Greco è la freccia che parte da qui e arriva al cuore dello Stato. Un arrivo, e una guida, invece di una fuga.
Il manuale dello sviluppo
Lo stupore è il sintomo della malattia. Per settant'anni la freccia del talento ha avuto una sola direzione: dal Sud verso il Nord, e dal Nord verso l'estero. La domanda giusta non è rallegrarsi del professore famoso. È chiedersi: quali condizioni hanno reso possibile l'impossibile? E come si moltiplicano?
La prima condizione è la semina lunga. Quell'università è nata nel 1972, dalla visione di Beniamino Andreatta, che voleva formare in Calabria la classe dirigente calabrese. Cinquant'anni di lavoro paziente. Lo sviluppo non si annuncia: si semina. La seconda è la specializzazione: non fare un po' di tutto, ma scavare in profondità in un campo solo, come fece la Silicon Valley col silicio. La terza è la qualità della vita, che per l'economia della conoscenza è un fattore di bilancio. La quarta è l'effetto faro: dietro un grande nome arrivano le navi. E la quinta — quella che ancora ci manca — sono i capitali di rischio e un grande committente pubblico.

