Il rettore dell'Università della Calabria guiderà la Strategia nazionale per l'intelligenza artificiale 2026-2028. Non è un episodio: è la prova che la frontiera dell'AI può nascere al Sud e arrivare al cuore dell'Europa. Una riflessione con dati certi.
Il 18 giugno 2026, presso il Dipartimento per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si è insediato il Comitato di coordinamento chiamato ad aggiornare la Strategia nazionale per l'intelligenza artificiale 2026-2028. A guidarlo è Gianluigi Greco, rettore dell'Università della Calabria. È una notizia che, da chi crede nel riscatto del Mezzogiorno attraverso la tecnologia, merita di essere celebrata e compresa fino in fondo.
Greco, nato a Cosenza nel 1977, è professore ordinario di informatica e dal 2018 dirige il Dipartimento di Matematica e Informatica dell'ateneo calabrese. È stato presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale e aveva già coordinato, nel 2023, il precedente comitato governativo sull'IA. La sua non è dunque una nomina improvvisata: è la conferma di un ruolo costruito negli anni, con autorevolezza scientifica riconosciuta a livello internazionale.
Il rettore più giovane dopo il fondatore
Nel settembre 2025 Greco è stato eletto rettore dell'Università della Calabria con il 78% dei voti, diventando il rettore più giovane nella storia dell'ateneo dopo il suo fondatore, Beniamino Andreatta. Il mandato, iniziato il 1° novembre 2025, durerà fino al 2031. È un dettaglio che dice molto: la stessa università fondata nel 1972 con la visione di formare in Calabria la classe dirigente calabrese — invece di vederla partire e non tornare più — oggi esprime la guida tecnologica dell'intero Paese.
Greco non è dovuto partire per diventare uno dei più autorevoli informatici d'Italia: lo è diventato restando. È la freccia che parte dal Sud e arriva al cuore dello Stato.
Cosa farà il Comitato
Il Comitato, istituito con DPCM del 6 maggio 2026, riunisce tredici esperti e ha un compito concreto: tradurre i principi della normativa europea e italiana in scelte operative su come rafforzare la ricerca, attrarre talenti, sostenere le imprese, modernizzare la pubblica amministrazione e tutelare i diritti dei cittadini. Per la prima volta nel gruppo entra anche il Ministero della Difesa, chiamato a seguire i sistemi di IA a uso duale, civile e militare. Tra i membri figurano nomi noti del dibattito come Paolo Benanti e Marco Camisani Calzolari, accanto a rappresentanti dei ministeri, del CNR e di diverse università.
L'obiettivo dichiarato è ambizioso: fare dell'Italia non solo un Paese utilizzatore dell'intelligenza artificiale, ma anche un produttore di conoscenza, competenze e tecnologie.
Non è un caso isolato: il precedente di Gottlob
La nomina di Greco si aggiunge a un altro segnale che ho sempre considerato rivelatore. Nel 2023 Georg Gottlob, austriaco, tra i massimi esperti mondiali di intelligenza artificiale e membro della Royal Society dal 2010, ha lasciato la sua cattedra a Oxford per trasferirsi all'Università della Calabria. Non a Milano da pendolare: è andato a vivere a Paola, sul mare. Intervistato in televisione su questa scelta, ha pronunciato una frase che dovrebbe essere appesa all'ingresso di ogni assessorato allo sviluppo: «Perché vi stupite tanto?». E ancora: «Credo che la Calabria sia un posto ideale per lavorare con l'AI perché ha due colonne, quella simbolica e quella subsimbolica».
Gottlob è la freccia che torna. Greco è la freccia che parte da qui e arriva al governo del Paese. Insieme, raccontano un'inversione di tendenza rispetto a settant'anni in cui il talento aveva una sola direzione: dal Sud verso il Nord, e dal Nord verso l'estero.
E poi ci sono i cavi, l'energia, lo spazio
Questa storia di talenti si intreccia con una geografia che, per la prima volta in due secoli, gioca a favore del Mezzogiorno. L'intelligenza artificiale sembra immateriale, ma è la cosa più fisica che ci sia: è fatta di energia, di spazio e di cavi sottomarini. E il Sud ne ha in abbondanza.
Secondo la strategia pubblicata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel novembre 2025, il Mezzogiorno è punto di approdo di numerosi cavi sottomarini internazionali — tra cui BlueMed, 2Africa, SeaMed e Quantum Cable — una concentrazione di infrastrutture che lo rende un hub digitale cruciale per il Mediterraneo, ponte tra Europa, Africa e Asia. Palermo, Bari e Napoli sono già nodi di questa rete. Il sistema Unitirreno, completato nell'ottobre 2025, collega la Sicilia alla Liguria con il primo cavo Open Cable del Mediterraneo: 24 coppie di fibre, una capacità di 480 Tbps.
Sul fronte degli investimenti, nel 2024 sono stati annunciati oltre 37 miliardi di euro in nuovi data center in Italia, con oltre 10 miliardi destinati al biennio 2025-2026. Le richieste di connessione dei data center alla rete elettrica nazionale hanno superato, secondo Terna, i 300 progetti e i 50 GW già a metà 2025. Milano da sola concentra circa due terzi della potenza nazionale ed è ormai satura — al punto che la Lombardia ha legiferato per scoraggiare nuovi insediamenti. È l'assurdo che vado denunciando da tempo: il Nord respinge ciò che il Sud non si candida ancora a prendere.
Il Sud ha il sole, il vento, lo spazio, i cavi. E ora ha anche la guida scientifica dell'AI nazionale. Quello che serve è una candidatura politica e industriale all'altezza.
Immaginare una Silicon Valley dal Sud verso l'Europa
Mettiamo insieme i pezzi. Un'università d'eccellenza nata da una semina lunga cinquant'anni. Due tra i massimi informatici al mondo — uno arrivato, uno che guida l'Italia — che lavorano da qui. Una posizione geografica che fa del Mezzogiorno il punto in cui i dati di tre continenti toccano l'Europa. Energia rinnovabile in abbondanza. Spazio. Cavi.
Non è retorica meridionalista: è il manuale con cui nascono i poli tecnologici. La Silicon Valley non nacque generalista: nacque sul silicio, attorno a un'università e a un grande committente pubblico. Al Sud oggi mancano soprattutto due cose: i capitali di rischio e un committente pubblico che compri l'innovazione prima ancora che esista il mercato. Ma le condizioni di fondo — il sapere, l'energia, la geografia — non sono mai state così favorevoli.
Ecco perché la nomina di Greco non è una notizia di cronaca regionale. È un tassello di una visione più grande: quella di un Mezzogiorno che smette di essere periferia da collegare e diventa piattaforma da presidiare. Una nuova valle dell'innovazione che, partendo dal Sud, può diventare un asset strategico per l'intera Europa, nella corsa a una sovranità digitale che il continente non può più rimandare.
Il futuro non si annuncia: si semina. E i tempi della semina sono lunghi. Ma il raccolto, quando arriva, cambia la storia.
