Ogni studente ha in tasca una macchina che fa i compiti. Vietarla è la linea Maginot della scuola: si aggira in trenta secondi. La domanda vera è un'altra, e la risposta è bellissima.
Sento dire due sciocchezze uguali e contrarie: che l'intelligenza artificiale ucciderà lo studio, o che sostituirà gli insegnanti. La verità è un'altra. È già successo qualcosa di irreversibile: ogni studente, oggi, ha in tasca una macchina che fa i compiti. Temi, versioni, problemi, riassunti.
Fingere che non sia così, vietare, sequestrare, è la linea Maginot della scuola: si aggira in trenta secondi. La domanda vera è un'altra: se la macchina fa il compito, che cosa deve insegnare e valutare la scuola?
Deve insegnare ciò che la macchina non sa fare. A pensare. A discutere. A capire se una risposta, anche quella della macchina, ha senso. A creare.
Il ritorno alle origini
Il futuro della scuola assomiglia più alla scuola di Socrate, fatta di domande e di dialogo, che al quiz a crocette. E la scuola del nozionismo è morta il giorno in cui ogni studente si è ritrovato in tasca una macchina che fa i compiti. Francamente, era ora.
Il maestro per ogni bambino
Dall'altra parte c'è la promessa più antica della pedagogia che finalmente si avvera: il maestro personale per ogni bambino. Da sempre sappiamo che un ragazzo seguito uno a uno impara molto meglio. Ma è sempre stato un lusso per ricchi. Un tutor intelligente, sotto la guida dell'insegnante — mai al suo posto — spiega lo stesso concetto in dieci modi diversi, alla velocità di quel bambino, senza giudicarlo, gratis. Per il figlio di chi non può pagare le ripetizioni, è lo strumento di uguaglianza più potente da quando esiste la scuola pubblica.